demenza digitale come l'abuso della tecnologia influisce sul nostro cervello

Demenza Digitale - Abusare della tecnologia ci rende stupidi?

Se non facciamo attenzione e non smettiamo di far rimbambire sistematicamente le generazioni future, allora sì che i figli dei nostri figli si ritroveranno, se non a vivere nelle caverne, di sicuro in condizioni sfavorevoli. Il benessere sociale, infatti, dipende dalla nostre competenze Manfred Spitzer

Il nostro cervello è come un muscolo che può essere allenato

Come la tecnologia influisce sul nostro cervello

Così come il nostro processo evolutivo ci porta a mutare in continuazione, anche il nostro cervello muta in continuazione adattandosi all’ambiente che ci circonda ed alle nostre abitudini di vita.

E’ quindi logico pensare che l’uso quotidiano di dispositivi digitali non può restare privo di effetti sul nostro cervello e sulle sue delicate funzioni neurologiche.

I numeri di telefono dei nostri parenti, amici, colleghi sono salvati nella rubrica del nostro cellulare così come i loro indirizzi e-mail. Il navigatore satellitare ci indica il tragitto per raggiungere le nostre destinazioni. Gli appuntamenti della nostra vita professionale, lavorativa e privata sono inseriti su un’agenda digitale sincronizzata su tutti i nostri dispositivi. Chi cerca informazioni usa un motore di ricerca.

Pensare, memorizzare, riflettere non costituiscono più la norma.

Secondo uno studio americano, l’individuo moderno interrompe il proprio lavoro in media ogni 11 minuti. Il cellulare suona e vibra. E-mail, messaggi, notifiche.

La nostra vita nell’epoca digitale si definisce soprattutto dal fatto che facciamo sempre più cose nello stesso momento e sempre con meno attenzione.

I nostri ragazzi sono molto più esposti all’uso dei media. Smartphone, video giochi, social network.

Il Covid con il conseguente periodo di lockdown e didattica a distanza ha portato inevitabilmente ad un ulteriore incremento dell’esposizione dei giovani e giovanissimi ai sistemi digitali. Oltre al normale ‘flusso di esposizione’, infatti tutti gli studenti, anche i più piccoli sono stati coinvolti ogni giorno nell’uso di strumenti digitali per comunicare, fare compiti ed assistere alle lezioni.

Ma non è una questione di età. Siamo sempre più influenzati dagli strumenti che utilizziamo fino al punto di incastrarci in strade troppo piccole per la nostra auto se il navigatore le indica come rotte possibili o di cadere in un pozzetto aperto cercando di acchiappare un pokemon.

 

Un incidente causato da pokemon go

Vi ricordate quanti incidenti cercando di acchiappare mostriciattoli virtuali con il Pokemon Go?

Una nuova patologia: la Demenza digitale

Quali sono gli effetti che l’uso intensivo dei nuovi media digitali producono sulle nostre capacità cognitive e intellettive?

Per rispondere correttamente a questa domanda dobbiamo basarci sulle neuroscienze.

Circa 8 anni fa i medici in Corea del Sud riscontrarono tra i giovani e giovanissimi un aumento di disturbi della memoria, dell’attenzione e della concentrazione, oltre ad appiattimento emotivo e generale ottusità.

Tale quadro clinico è stato definito ‘demenza digitale’.

La parola demenza deriva dal latino de (via da) e mens (mente). Tradotta letteralmente significa declino mentale.

Come evidenziato da Manfred Spitzer nel suo libro ‘Demenza Digitale – Come la nuova tecnologia ci rende stupidi’ - nell'ambito della neurobiologia una delle scoperte più importanti è che il cervello si modifica in modo permanente attraverso l’uso.

Percepire, pensare, sperimentare, sentire e agire: tutte queste azioni lasciano tracce mnemoniche. Poiché il cervello impara sempre, anche il tempo trascorso con i media digitali lascia le sue tracce.

Demenza non significa in questo caso mancanza di memoria, quando parliamo di demenza digitale il problema riguarda soprattutto il rendimento mentale, il pensiero, la capacità critica di orientarsi nella giungla dei social e delle fake news.

L’eccesso di digitalizzazione riduce l’uso del cervello e nei giovanissimi l’abuso dei media impedisce direttamente la formazione e lo sviluppo di determinate aree di competenza che vengono ‘spente’ in quanto sostituite da abitudini digitali (attenzione, concentrazione, capacità di memorizzare, capacità di riflessione, orientamento, interazione sociale, solo per cintarne alcune).

Solo i muscoli allenati crescono, lo sappiamo e per questo dopo ogni Natale ci iscriviamo al famoso corso in palestra.

Lo stesso vale per il cervello. Certo, con un’attività intensiva il nostro cervello non cresce nel senso che aumenta le proprie dimensioni, ma succede qualcosa di analogo: le nostre sinapsi mutano in continuazione a seconda che siano utilizzate o meno.

Anche se non è possibile notare la crescita del cervello come facciamo per i nostri bicipiti, il cambiamento è notevole.

Il cervello muta in continuazione grazie all’attività mentale e al contrario, le capacità mentali diminuiscono a causa della morte neuronale.

Se vogliamo allenare il nostro cervello per alimentare il nostro tessuto neuronale, dobbiamo interagire attivamente con l’ambiente.

5 domande per capire se il tuo rapporto con i digital device è sano

Ecco alcune domande che ci possono far capire se il nostro rapporto con i media è sano:

  • Quante volte ti capita di trovare difficile interrompere l’utilizzo di internet (navigazione e social network)?
  • Quante volte preferisci navigare in internet e sui social anziché uscire o trascorrere tempo con altri?
  • Quante volte dormi troppo poco perché sei on line o il tuo cellulare non è spento e controlli messaggi e post?
  • Quante volte navigi su internet e sui social per sfuggire alle preoccupazioni o per scacciare emozioni negative?
  • Quante volte ti senti nervoso, frustrato o irritato se non puoi accedere alla rete o se il tuo cellulare non ha campo?

L’impatto dei media digitali sul nostro apprendimento

Un utilizzo errato della tecnologia limita la profondità di elaborazione e la capacità di apprendimento

Nel 1913 Thomas Edison, inventore della lampadina a incandescenza, scrisse su un quotidiano di New York: “Entro breve tempo i libri saranno obsoleti nelle scuole…, è possibile apprendere ogni branca del sapere umano con l’aiuto dei documentari. Il nostro sistema scolastico cambierà radicalmente nell’arco di dieci anni.”

Oltre un secolo dopo l’avvento del computer ha suggerito la stessa possibilità di rivoluzione nel mondo scolastico.

Oggi la digitalizzazione scolastica è diventata un imperativo. Ma gli interrogativi restano gli stessi.

Quindi come affrontare la questione?

Abbiamo visto che le neuroscienze, la comprensione dei meccanismi di apprendimento, memoria e attenzione ci offrono una visione chiara dei potenziali pericoli dei media digitali a scuola.

Il cervello di un adulto è sostanzialmente diverso da quello ancora in via di sviluppo di un bambino o di un adolescente.

Uno dei fattori da considerare prima di capire come e quali strumenti digitali inserire in ambito scolastico, sia questo relativo allo svolgimento delle lezioni o dei compiti a casa, è l’influsso dei media sull’attenzione selettiva dei nostri ragazzi.

Le informazioni vengono elaborate nel cervello con il loro trasferimento sotto forma di impulsi elettrici da una regione all’altra per mezzo delle sinapsi.

Durante questo processo le sinapsi mutano la loro forza e questa crescita è da ricondurre in ultima analisi a ciò che viene comunemente denominato ‘apprendimento’.

In ogni momento, anche a scuola, è il bambino, lo studente a stabilire cosa fare nel proprio cervello con le informazioni in ingresso: se elaborarle in maniera passiva e superficiale per passare subito ad altro oppure se occuparsene in modo approfondito, con attenzione. Questa capacità si chiama attenzione selettiva ed è strettamente correlata con la nostra capacità di memorizzare informazioni e concetti.

Attenzione Selettiva

L’attenzione selettiva è fortemente legata al processo di apprendimento: più elaboro un’informazione, maggiore è il numero di sinapsi attivate, più facile sarà la memorizzazione del contenuto.

Naturalmente vale anche il contrario: più mi occupo con superficialità di un contenuto, meno sinapsi coinvolgo e di conseguenza imparo meno.

Nella scuola primaria per esempio si è riscontrato come scrivere sul quaderno parole e nozioni grammaticali abbia un impatto maggiore rispetto ad esercizi svolti su Tablet che richiedevano ai bambini di selezionare le parole corrette trascinandole in un’area specifica dello schermo.

Con lo stesso numero di esercizi, i bambini che avevano svolto i compiti sul Tablet avevano memorizzato molto meno le regole grammaticali rispetto ai bambini che avevano svolto i compiti sul quaderno.

Questo è uno dei motivi per cui i media digitali ed il web, se utilizzati male, possono avere un effetto deleterio sull’apprendimento.

Ma lo stesso ragionamento può essere applicato all’uso dei media anche per scuole di grado superiore.

I motori di ricerca ci rendono stupidi?

Se da un lato i ragazzi hanno un bacino pressoché infinito di informazioni sempre disponibili con comodità e velocità, dall’altro tale facilità di accesso aumenta la superficialità con cui le informazioni vengono elaborate dal cervello.

La profondità del lavoro mentale necessaria per l’apprendimento è spesso sostituita dalla superficialità digitale.

Se prima ricercavamo un dato sfogliando e consultando libri e leggendo i testi nei quali dovevamo trovare le informazioni, ora i contenuti sono scorsi, si naviga sulla rete scivolando sui contenuti, il più delle volte fermandosi al primo risultato.

Test effettuati su studenti di medie e superiori, evidenziano che i ragazzi non effettuano una selezione del materiale trovato per pertinenza, ma consultano i risultati semplicemente in base all’ordine in cui questi vengono proposti dai motori di ricerca.

Inoltre difficilmente il risultato viene letto nella sua interezza, nella maggior parte dei casi i ragazzi riportavano un’informazione dedotta utilizzando semplicemente i titoli ed il testo in grassetto, lacunosa di ogni particolare e specificità e soprattutto il più delle volte errata rispetto al reale contenuto.

Di conseguenza non solo la capacità di attenzione selettiva e memorizzazione, ovvero il processo di apprendimento, viene penalizzato, ma anche l’informazione ottenuta sarà di scarsa qualità.

Esiste una stretta relazione tra qualità del sonno e l'uso di smartphone

Gli effetti in tenera età

Negli ultimi anni è cresciuta l’esposizione ai dispositivi elettronici e si calcola che ben il 96% dei bambini dai 0 ai 4 anni li ha già utilizzati.

L’uso intensivo di Tablet e media digitali in tenerà età ha evidenziato non solo problemi di attenzione e concentrazione ma anche conseguenze sulla qualità del sonno dei bambini.

Il progetto di ricerca ‘Buonanotte’ condotto dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) insieme all'Associazione Genitori Attenti ha evidenziato infatti che c’è una stretta correlazione tra i bambini che dormono meno del necessario e l’uso di smartphone, Tablet e televisione.

Lo studio è stato effettuato su un campione di circa 4000 bambini in età prescolare, tra 1 e 5 anni e ha coinvolto 166 pediatri di famiglia in 11 regioni. I dati preliminari evidenziano che circa il 35% dei bambini dorme troppo poco, meno di 9 ore a notte, il 19% utilizza Tablet e/o smartphone oltre 3-5 volte a settimana e il 10% lo fa tutti i giorni, solo il 54% dorme nel proprio letto per la maggior parte delle ore notturne e ben il 17% si addormenta guardando la TV.

 "I dati mettono in chiara evidenza che andare a letto tardi e utilizzare Tablet o smartphone è strettamente correlato all'irrequietezza infantile e a un utilizzo patologico di device elettronici", ha dichiarato Mattia Doria, responsabile Fimp per lo studio. "Questo - aggiunge - sembra confermare l'ipotesi che alla base dei disturbi del comportamento contribuiscano delle alterazioni neurocircuitarie alla cui formazione concorra in maniera rilevante l'uso improprio delle nuove tecnologie”.

Deve essere posta estrema attenzione al fatto che, una volta introdotti, i videogiochi o i Tablet rischiano di assorbire quasi tutta l’attenzione a scapito di altre attività.

Ecco le regole dei pediatri di famiglia FIMP:

  1. Non usare console di gioco portatili prima dei 6 anni
  2. Evitare tutti i video-schermi e i device elettronici prima dei 3 anni. Diversi studi hanno evidenziato come un bambino così piccolo non ha nulla da guadagnare esponendolo frequentemente ad un piccolo schermo, anzi! E’ molto più rilassante e costruttivo favorire altre attività ludiche piuttosto che sedersi e guardare la TV.
  3. Evitare l’accesso a Internet prima di 9 anni. Successivamente, quando naviga, il bambino deve farlo sempre e solo con l’ausilio di un adulto (insegnante o un genitore)
  4. Accesso al web può essere libero a partire dai 12 anni ma con delle regole fisse, soprattutto per gli orari. Vanno utilizzati mezzi di controllo parentale offerti dai dispositivi elettronici

Conferme arrivano anche da una recente ricerca svolta da parte di un gruppo di ricercatori del Reading and Literacy Discovery Center del Children’s Hospital Medical Center di Cincinnati, guidati da John Hutton. Dai test effettuati dai ricercatori di Cincinnati è emerso che i bambini lasciati davanti allo schermo di un Tablet più di un’ora al giorno in età prescolare mostravano un rallentato sviluppo delle abilità di lettura e comprensione del testo, oltre che un uso meno espressivo del linguaggio e una ridotta abilità nel nominare gli oggetti.

Il giusto equilibrio e un po' di digital detox

La tecnologia è indubbio ci aiuta molto ed è preziosa, soprattutto ora che smart-working e didattica a distanza sono attività che dovremo abituarci a vivere con quotidianità.

Dobbiamo quindi imparare a gestire il nostro rapporto con la tecnologia, fissando modi e tempi in cui la utilizziamo nell'arco della nostra giornata.  

Ecco alcune semplici regole:

  • Al risveglio, concentriamoci sulla nostra energia positiva ritrovata con il riposo e non lasciamo che la nostra routine di benessere sia subito interrotta da una mail di lavoro o da un commento negativo ai propri post.
  • Durante il giorno concentriamo le attività digitali durante le ore di lavoro e limitiamo l'uso dello smartphone durante le attività private (mentre fai la spesa o vai in palestra o prendi l'aperitivo con gli amici)
  • Quando sei con la tua famiglia, soprattutto con i tuoi bimbi, figli o nipoti, silenzia le notifiche non importanti sul tuo smartphone e dedicati al tempo prezioso di gioco.
  • Infine la sera prima di dormire smetti di controllare tutti i tuoi device almeno due ore prima di coricarti.

Parlando di tecnologia e apprendimento, è giusto introdurre media digitali, Tablet e cellulari, nelle scuole ma se vogliamo che siano realmente ausili all’apprendimento, bisogna prima di tutto formulare un concetto pedagogico, trovare personale preparato e contenuti digitali adatti alla trasmissione del sapere.

Non dimenticare mai che media e digitalizzazione sono solo strumenti, accessori.

Il fine principale, lo scopo, è alimentare e allenare in modo sano le menti delle future generazioni.

Crescere ragazzi e giovani adulti preparati e attivi.  In grado di sfruttare gli strumenti digitali a loro vantaggio e consapevoli dei rischi insiti nell’abuso delle tecnologie.

 

Per approfondimenti:

Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi di Manfred Spitzer e A. Petrelli ed. Corbaccio

Sito FIMP https://www.fimp.pro/

Sito Cinccinati Medical Center https://rldc.cchmc.org/

3 - Scuola digitale: guida alla digitalizzazione

8 - Come creare cultura della privacy

19 - Smart Working: La nostra esperienza